IL VERO E IL FALSO NEL MAINSTREAM E ONLINE. FOCUS ON PRIVACY
Ancona Mole Vanvitelliana. Sala Orfeo Tamburi. 28 gennaio 2026
Diversi scienziati (e tra essi semeiotici, filosofi, informatici) sostengono che non abbia più senso parlare del “se una rappresentazione sia vera o falsa”, “se corrisponda alla realtà o se sia un’invenzione, una creazione”. Più importante interrogarsi sul senso di quella rappresentazione, Sul messaggio che quella rappresentazione voglia trasmettere, di quale concetto costituisca propaganda. Si parla spesso di “post verità”, ovvero di rappresentazioni che mixano la realtà con emozioni e convinzioni personali. Il “regime di verità”in cui siamo immersi non nasce dall’Intelligenza Artificiale (anche se, certo, quest’ultima amplifica la portata dei fenomeni). Anche il mainstream ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione attuale del “regime di verità”. Reality show, indagini giudiziarie spettacolarizzate, “cold case” riaperti (non senza competenza e professionalità) dal giornalismo, “True crime”, etc. sono ormai diffusi e molto seguiti anche su podcast e altre piattaforme social.
La prof. Anna Maria Lorusso parla di “verità frattalizzate” (una sorta di geometria non euclidea che studia oggetti geometrici che si ripetono nella loro forma allo stesso modo su scale diverse e le cui singole parti, ingrandite, formano una figura simile all’originale.) Anche quando il falso viene riconosciuto come falso, viene trattato come fosse vero perché ha una diffusione enorme, perché la logica che gli sta dietro risulta convincente, perché si basa su qualcosa che è già circolato nella cultura, perché la logica sottostante offre vantaggi o semplice gratificazione a chi diffonde la notizia, crea un gruppo, un’appartenenza che è quanto oggi l’individuo (sempre più isolato, chiuso, individualizzato, appunto) chiede e di cui ha bisogno. Il fatto è che non ci rendiamo conto di aver perso il senso della realtà. Ecco perché è sempre più importante riproporre il tema del vero e del falso.
Il vero esiste. Il vero è il fatto, la realtà. Non dobbiamo farci deviare verso una filosofia basata su un “approccio fluido” al riscontro dei fatti.
Vengo da un mondo professionale dove l’essenza del lavoro era proprio la ricerca della verità. Della verità fattuale. E anche oggi conta. E domani diverrà Storia.
Il problema si sposta invece sulla rappresentazione della realtà, anzi sulle rappresentazioni. Le diverse versioni, le diverse modalità, i diversi involucri che contengono il fatto vero possono stravolgerne il significato, la reale portata. Il tema diventa allora quello di capire la differenza tra le varie versioni della realtà e fornire alle persone e ai giovani soprattutto gli strumenti per valutarle e comprendere quali siano veramente attendibili.
Ecco il senso e il valore della “Media Education” che è il motivo per cui siamo qui oggi.
E’noto come la tecnologia influenzi grandemente il modo di fare informazione e di rappresentare la realtà.
Pensiamo agli algoritmi e ai “big data”, pensiamo alla mole di informazioni che ogni giorno e gratuitamente ci “assalgono” letteralmente.
Pensiamo alla preoccupazione che assaliva il filosofo Luciano Floridi ormai dieci anni fa. Che cioè la grande mole di dati e informazioni “indisciplinati” avrebbe portato con sé la possibilità di una “non-conoscenza”, di un imbarbarimento della conoscenza, se dati e informazioni non fossero debitamente valutati, selezionati e “digeriti”. Oggi potremmo interrogarci se avesse ragione.
Pensiamo alla potenza degli strumenti tecnologici che consentono di trattare (e ancor più lo sarà in futuro, con i c.d. “computer quantistici”), in tempi infinitesimali, un’enorme mole di dati. Pensiamo ai rischi che ciò può o potrà comportare sulla sicurezza delle comunicazioni e dei sistemi (anche perché verrà molto probabilmente messo in crisi il sistema dei meccanismi crittografici) ed alle conseguenze negative sulla privacy. Di conseguenza ci si chiede come attacchi alla privacy sempre più efficaci possano influire sulla percezione del vero e del falso.
Pensiamo alle potenzialità dell’A.I. generativa e ai suoi possibili rischi sulla privacy, sulla sicurezza dei dati e sulla corretta rappresentazione della realtà.
Pensiamo a certe “app” (alcune delle quali dichiarate illegali in Italia) quale “clothoff”, “Grok”, “Chatgpt” e alle loro implicazioni potenzialmente negative sulla privacy e -talune- sulla dignità delle persone. Pensiamo ad “app” come “Elevenlabs”, “VoixAI”, “Vall-E”, app che clonano le voci utilizzando un campione audio di appena 3 secondi ed imitano in modo quasi perfetto la voce del soggetto preso a campione. Pensiamo ai riflessi sulla privacy e alle conseguenti violazioni, senza parlare dell’uso facilmente intuibile per commissione di truffe ed altri reati.
Pensiamo all’uso dell’Intelligenza Artificiale in politica (la c.d. “politica Intelligente”), ove l’uso dei Large Language Models e di altri strumenti A.I. facilitano e velocizzano l’emanazione dei provvedimenti normativi e la loro interoperabilità e aumentano e facilitano l’analisi dei dati. D’altro canto, tuttavia, specie se si utilizzano modelli e applicazioni prodotti dalle aziende private dei “Big Tech”, possono rivelare dati sensibili di portata nazionale, rendendoli anche potenziali oggetti di attacchi hacker, con conseguenze pericolose per la sicurezza nazionale.
Alla luce delle precedenti considerazioni non si può non accennare agli aspetti normativi ed agli aspetti etici che -anch’essi- tanto hanno a che fare con la tutela della privacy.
Spesso si pensa che normare equivalga a limitare le potenzialità, con riflessi negativi sotto gli aspetti dell’espansione dei diritti, della performance, nonché degli aspetti economici.
L’intelligenza artificiale generativa è foriera di benefici per la collettività che non possono essere limitati, negati, né sminuiti. L’addestramento dei modelli sottesi al funzionamento di tali sistemi richiede, tuttavia, una mole ingente di dati (anche di carattere personale), spesso provenienti da una raccolta massiva ed indiscriminata effettuata sul web con tecniche di “web scraping.” (Nota informativa del Garante Privacy datata 20 maggio 2024). Esistono misure tecniche che di volta in volta possono essere adottate dal titolare dei dati per limitare il “web scraping “qualora confligga con norme di legge. In ottemperanza al Regolamento europeo A.I. Act del 2024 che è in graduale e progressiva attuazione nel nostro Ordinamento, secondo il livello di rischio individuato in conformità a quanto indicato dalla normativa europea.
Un approccio professionale alle attuali criticità della comunicazione richiede profonde conoscenze tecniche e giuridiche, a maggior ragione quando si tratta di usare appropriatamente gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale. È imprescindibile una formazione ad ampio spettro, che si estenda a molteplici livelli e a tutte le generazioni.
Ringraziamo i docenti degli Istituti Universitari del nostro territorio che affronteranno gli attuali aspetti e problemi tecnologici, di sicurezza, sociologici, economico/normativi legati alla comunicazione, incoraggiando gli studenti ad approfondirli in futuro.
Ringraziamo la Polizia di Stato che ci fa comprendere che le criticità e i difetti delle comunicazioni possono essere legati ad aspetti illegali e/o addirittura illeciti.




