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TUTTE LE MALATTIE TRASMESSE VIA INTERNET
La rete non è neutra: il suo uso (anzi: il suo abuso) può portare a disturbi psicologici anche gravi. I medici ne hanno individuati alcuni

Tutta colpa di internet. La rete ha portato con sé, insieme a tanta innovazione, informazione e gattini, anche qualche malattia. Non virus o batteri, ma condizioni patologiche della mente provocate dal web (o meglio: da un rapporto morboso con gli strumenti con cui si va in rete, ma sono precisazioni d’accademia). Insomma, ci sta facendo diventare tutti matti. Che le nostre abitudini quotidiane stiano cambiando, lo hanno notato tutti. Secondo uno studio, molte persone hanno perso l’abitudine a sforzare la memoria. Di fronte a domande più o meno difficili, la prima tentazione è di cercare in rete e di andare su Google per ottenere la risposta. “Prima, magari, avremmo cercato di arrivarci da soli”, commenta il rcercatore Benjamin Storm. “Le informazioni a nostra disposizione sono sempre di più, e noi ci affidiamo sempre di più ai nostri strumenti”. Tanti cervelli esternalizzati alle multinazionali del tech. Complimenti a tutti.

Fino a qui, però, è normale. Il problema è quando la dipendenza dal web crea delle vere e proprie patologie. Secondo questo articolo di 'The Week' se ne possono individuare numerose, tutte piuttosto buffe (e tutte piuttosto gravi). Ad esempio, la nomofobia. Meglio detta “No-Mobile Phobia”, è la sensazione di panico – per alcuni vera e propria disperazione – che si prova quando si è separati dal proprio smartphone o tablet. secondo una ricerca, almeno il 73% degli inglesi potrebbe soffrirne (in modo potenziale).

Un altro disturbo è la cosiddetta “Tecninferenza”, cioè “tech”+“interferenza”. secondo uno studio del 2014,  smartphone e tablet sono fonti di disturbo e interruzione nei momenti di tempo libero. Le coversazioni vengono spezzate, i pranzi con la famiglia e gli amici procedono a singhiozzo tra una notifica e l’altra. La cosa più grave, spiega un altro studio, è che queste interruzioni capitano anche nei momenti più intimi: il sesso viene posposto a causa del telefono. O addirittura viene accelerato per finire prima – e tornare a messaggiare. “Così finisce che siamo nel letto insieme, ma viviamo allo stesso tempo in mondi diversi”.

E la “chiamata fantasma”? È capitato a tutti di avvertire lo squillo di una chiamata, o il bing di una notifica – ma più diffusa ancora è la sensazione di vibrazione – che, in realtà, non è mai avvenuta. Un fenomeno curioso,  che la dice lunga del rapporto continuo e non proprio sano che le persone intrattengono con i propri strumenti tecnologici. Perché non capita per caso: esistono davvero stimoli esterni (qualcosa che si muove in una tasca, o un suono in lontananza), ma il problema sta nella traduzione che ne dà il cervello. 

Infine, la cybercondria (anche qui, una bella crasi tra “cyber” e “ipocondria”). È presto detto: si tratta di fenomeni ipocondriaci derivanti dalla consultazione del web per informarsi su alcuni sintomi sospetti. Sarà capitato a tutti: si avverte un leggero mal di testa, si pensa alla meningite. Un fastidio all’occhio è senza dubbio sintomo di avvelenamento. Consultare Google o Wikipedia per farsi una diagnosi è una delle cose più sbagliate che si possa fare. Serve rivolgersi a un medico, in questi casi, cioè uno che non ha digitato due cose in due minuti, ma ha studiato (e tanto) per dieci anni (e poi lavora pure). Forse avrà un parere più autorevole.

(www.linkiesta.it)

(06/03/2017)